"Le unioni civili di origine scandinava si differenziano rispetto al matrimonio soltanto nel nome e hanno il pregio di riconoscere alle coppie gay e lesbiche l’intero fascio di diritti e doveri matrimoniali. Tuttavia, esso non attribuisce alle due unioni In stessa qualificazione di matrimonio. Questa soluzione è funzionale alla volontà di evitare lo scontro con coloro che, ispirali dal concetto di matrimonio di diritto canonico o da più o meno giustificati timori di ordine morale, ritengono inconcepibile chiamare con quel termine un’unione che non sia quella eterosessuale. Da questo punto di vista, le unioni civili rappresentano un ragionevole compromesso. Se poi tali unioni sono estese alle coppie eterosessuali, sullo stile del Pacs, ecco che il compromesso raggiunge il suo punto più alto.
È rispetto al principio di uguaglianza, però, che si riscontrano i problemi maggiori. A questo riguardo, ci si deve chiedere se tale principio imponga una semplice parità sostanziale degli istituti giuridici a disposizione o ne richieda, invece, una totale. Sotto questo profilo, negli ordinamenti che hanno introdotto le unioni civili le coppie gay e lesbiche restano escluse dall’istituto del matrimonio e vengono invece obbligate ad accedere a un istituto sostanzialmente uguale, per quanto formalmente diverso.
Questaa formula è nota in America come dottrina del «separate but equal», usata nell’ambito del regime di segregazione m n.ilc in vigore negli Stati Uniti dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento. Come per i neri mezzo secolo fa obbligati a utilizzare carrozze riservate sui treni e posti particolari nelle assemblee e nei luoghi pubblici -45 oggi in molli paesi le coppie gay e lesbiche si vedono riconosciuti diritti ed obblighi identici a quelli delle coppie eterosessuali, ma sono i il,nette, nondimeno, ad alloggiare su una carrozza diversa, a lro dedicata e con apposito nome."
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